Quando è obbligatorio il fireproofing REI? Guida per imprese e progettisti

La protezione passiva al fuoco è uno degli aspetti più sottovalutati nella progettazione e nella ristrutturazione di edifici industriali, commerciali e pubblici. Eppure, ignorarla o affidarla a chi non ha le certificazioni necessarie, significa esporsi a sanzioni, blocchi dei lavori, e soprattutto, a rischi concreti per la sicurezza delle persone.

In questa guida spieghiamo quando il fireproofing REI è obbligatorio per legge, quali strutture riguarda e come scegliere il sistema più adatto.

Che cosa si intende per fireproofing REI?

Il termine fireproofing indica l’insieme dei trattamenti di protezione passiva al fuoco applicati alle strutture di un edificio. L’obiettivo non è spegnere le fiamme – quello è il compito dei sistemi attivi come gli sprinkler e similari – ma rallentare il collasso strutturale, guadagnando il tempo necessario per l’evacuazione e l’intervento dei soccorsi.

L’acronimo REI definisce le prestazioni di un elemento strutturale in caso di incendio su tre parametri:

  • R (Resistenza): la struttura mantiene la propria capacità portante
  • E (Ermeticità): impedisce il passaggio di fiamme, gas e vapori caldi
  • I (Isolamento): limita la trasmissione del calore verso i lati non esposti

Il numero che segue l’acronimo indica i minuti di resistenza garantiti: REI 30, REI, 45, REI 60, REI 90, REI 120, REI 180 fino a REI 240. La classe richiesta dipende dalla destinazione d’uso dell’edificio, dalla sua altezza, dal carico di incendio e dalla categoria di rischio definita dal progettista antincendio.

Quando il fireproofing è obbligatorio per legge

In Italia la normativa di riferimento è il Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 3 agosto 2015 e successive modifiche), affiancato da regole tecniche verticali per specifiche destinazioni d’uso. La supervisione è affidata al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, che rilascia il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) o valida la SCIA antincendio.

In linea generale, la protezione passiva al fuoco delle strutture portanti è obbligatoria nei seguenti contesti:

  • Edifici industriali e capannoni
    Qualsiasi struttura che ospiti attività produttive con presenza di materiali combustibili, macchinari o impianti a rischio è soggetta a requisiti REI. Le travi e i pilastri in acciaio – materiale che può perdere la propria capacità portante già a 500°C – devono essere trattati per garantire la stabilità dell’edificio per il tempo minimo previsto dal capitolato antincendio.
  • Edifici commerciali e centri logistici
    Supermercati, magazzini, centri commerciali e hub logistici rientrano tra le attività soggette a controllo dei Vigili del Fuoco oltre determinate soglie di superficie o di affollamento. In questi casi, le strutture portanti in acciaio a vista devono essere certificate REI secondo la classe prevista dal progetto antincendio.
  • Edifici pubblici e infrastrutture
    Scuole, ospedali, stazioni, aeroporti, tunnel stradali e ferroviari: per tutte le strutture ad alta frequentazione o ad uso pubblico, il fireproofing è parte integrante del progetto strutturale e condizione indispensabile per ottenere l’agibilità.
  • Ristrutturazioni con cambio di destinazione d’uso
    Questo è uno dei casi più frequenti e spesso sottovalutati. Quando un edificio esistente (un ex capannone, un magazzino, un palazzo storico) viene convertito a nuova destinazione d’uso, l’intero progetto antincendio deve essere rivisto. Le strutture originarie, anche se in buono stato, potrebbero non rispettare i requisiti REI previsti per la nuova funzione.

I principali sistemi di fireproofing: quale scegliere

Una volta determinata la classe REI richiesta, il progettista e l’applicatore scelgono il sistema più adatto alla struttura e al contesto. Le opzioni principali sono tre.

-> Vernici intumescenti

Sono la soluzione preferita quando l’estetica è un fattore rilevante: su strutture in acciaio a vista, travi architettoniche, ambienti commerciali o edifici vincolati. Si applicano in spessori misurati in micron, praticamente invisibili a occhio nudo, e mantengono la struttura visibile senza alternarne proporzioni o design. A contatto con temperature superiori a 200°C, reagiscono espandendosi fino a formare una schiuma carbonica isolante che protegge la struttura dal calore per il tempo certificato. Sono indicate per classi fino a REI 90 garantiti, in alcuni casi fino a REI 120.

-> Intonaci ignifughi

Sistemi cementizi o minerali proiettati sulla struttura, con spessori che si misurano in centimetri. Sono la scelta tipica per le zone dove l’estetica è secondaria (vani tecnici, magazzini, strutture industriali) ma dove le prestazioni richieste sono elevate. Offrono eccellente resistenza meccanica e sono spesso preferiti su pilastri e travi non a vista, o su infrastrutture soggette a urti e vibrazioni. Sono indicate per classi fino a REI 120 garantiti, in alcuni casi fino a REI 240.

-> Fireproofing da idrocarburi

È il sistema più specializzato, richiesto in contesti ad altissimo rischio come raffinerie, impianti petrolchimici, piattaforme offshore, impianti LNG, e infrastrutture energetiche. Gli incendi di tipo idrocarburico si distinguono per temperature molto più elevate e variazioni termiche molto più rapide rispetto a un incendio cellulosico standard: le vernici intumescenti tradizionali non bastano.

In questi casi si utilizzano rivestimenti intumescenti in resina epossidica, applicati con macchinari specifici progettati per miscelare e spruzzare in modo controllato due componenti ignifughi. La tecnologia di riscaldamento integrato e il controllo elettronico della miscela garantiscono un’applicazione precisa e uniforme anche in condizioni ambientali estreme, con monitoraggio costante di temperatura, rapporto di dosaggio e spessore applicato. Il risultato è una protezione certificata e tracciabile, che mantiene la stabilità strutturale di acciaio e cemento armato anche durante un incendio da idrocarburi.

Certificazione e documentazione obbligatoria

Il fireproofing non è solo una questione di applicazione: al termine dei lavori, la normativa italiana richiede documentazione certificata. In particolare:

  • Il modulo CERT_REI redatto da un tecnico antincendio abilitato, che attesta la conformità del trattamento al progetto approvato
  • Il modulo DICH_PROD, che certifica i prodotti utilizzati
  • La SCIA antincendio, da rinnovare periodicamente (generalmente ogni cinque anni)

Affidare il lavoro ad un applicatore non certificato significa rischiare di non poter ottenere questa documentazione, e quindi di non poter aprire o mantenere operativa l’attività.

Perché scegliere un applicatore specializzato

La scelta del sistema REI e la sua corretta applicazione richiedono competenze tecniche che vanno ben oltre la semplice verniciatura. Lo spessore del prodotto, le condizioni del supporto, il grado di preparazione della superficie – solitamente ottenuto tramite sabbiatura a standard Sa 2½ o Sa 3 – e la sequenza del ciclo di trattamento sono tutti fattori che influenzano direttamente la prestazione finale.

Un applicatore specializzato come FES Global Group gestisce l’intero processo: dalla valutazione tecnica preliminare alla preparazione delle superfici e dall’applicazione certificata alla documentazione finale. Con oltre vent’anni di esperienza su strutture industriali, infrastrutture e grandi opere, FES dispone delle tecnologie e delle certificazioni per operare su tutti e tre i sistemi di protezione passiva al fuoco, incluso il fireproofing da idrocarburi con macchinario a miscelazione e dosaggio controllato – una specializzazione che in Italia è accessibile a pochissimi operatori.

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