La carbonatazione del calcestruzzo è uno dei principali meccanismi di degrado che interessa le strutture in cemento armato esposte all’atmosfera. Si tratta di un processo chimico-fisico lento ma progressivo, che nel tempo riduce significativamente la capacità protettiva del copriferro e favorisce l’innesco della corrosione delle armature in acciaio.
Il fenomeno è particolarmente rilevante nella manutenzione di infrastrutture come ponti, viadotti, parcheggi multipiano e strutture industriali, dove la durabilità del calcestruzzo è un requisito prestazionale fondamentale, e dove un intervento tempestivo può fare la differenza tra un ripristino controllato e un degrado strutturale avanzato.
Cos’è la carbonatazione del calcestruzzo?
Nel calcestruzzo indurito è naturalmente presente un ambiente fortemente alcalino, con pH compreso tra 12 e 13, che garantisce la protezione passiva delle armature in acciaio. Con il tempo, l’anidride carbonica (CO₂) presente nell’aria penetra nella matrice porosa del materiale e reagisce con gli idrossidi di calcio, abbassando progressivamente il pH del sistema — un processo noto come carbonatazione.
Quando il fronte di carbonatazione raggiunge la profondità delle armature, la condizione di passivazione viene meno e l’acciaio diventa vulnerabile ai fenomeni corrosivi, soprattutto in presenza di umidità e ossigeno. Da quel momento, il processo di degrado si accelera in modo significativo.
Cause che accelerano il processo
La velocità di avanzamento della carbonatazione dipende da diversi fattori, legati sia alla qualità del materiale che alle condizioni ambientali di esposizione:
- Porosità e compattazione del calcestruzzo: un calcestruzzo poroso o mal compattato offre una resistenza ridotta alla diffusione della CO₂.
- Rapporto acqua/cemento: valori elevati aumentano la porosità della matrice e accelerano la penetrazione del fronte di carbonatazione.
- Presenza di fessurazioni o microfessure: costituiscono percorsi preferenziali per la CO₂ e per gli agenti aggressivi esterni.
- Esposizione a cicli di bagnato-asciutto: favoriscono la penetrazione degli agenti e accelerano i processi di degrado.
- Condizioni ambientali urbane o industriali: la maggiore concentrazione di CO₂ negli ambienti antropizzati accelera significativamente il processo.
Strutture esposte e non adeguatamente protette risultano progressivamente più vulnerabili con il passare del tempo, indipendentemente dalla qualità del calcestruzzo originario.
Effetti sulle strutture in cemento armato
Il principale effetto della carbonatazione è la corrosione delle armature metalliche. Questo processo innesca una serie di conseguenze che incidono direttamente sulla durabilità e sulla sicurezza dell’opera:
- formazione di prodotti di ossidazione con aumento di volume, che genera pressioni interne al calcestruzzo
- distacco progressivo del copriferro
- fessurazioni superficiali e scagliature
- perdita di aderenza tra acciaio e calcestruzzo
- riduzione delle prestazioni strutturali nel lungo periodo
Si tratta di un fenomeno tipico del degrado delle opere infrastrutturali esposte agli agenti atmosferici, che se non gestito tempestivamente può compromettere la sicurezza e la funzionalità della struttura.
Diagnosi e controllo della carbonatazione
La valutazione dello stato di avanzamento della carbonatazione è un passaggio fondamentale nelle attività di manutenzione del calcestruzzo armato. Prima di qualsiasi intervento di ripristino è necessario conoscere con precisione il livello di degrado raggiunto e l’estensione del fronte di carbonatazione.
Le principali tecniche di indagine includono:
- Prove con indicatore alla fenolftaleina su superfici o carote estratte, il reagente vira di colore in funzione del pH, permettendo di visualizzare con precisione il fronte di carbonatazione
- Misurazione della profondità del fronte di carbonatazione su sezioni fresche
- Rilievo del copriferro con pacometro, per valutare il margine di sicurezza residuo
- Indagini sullo stato di conservazione delle armature, per verificare la presenza e l’estensione di fenomeni corrosivi già in atto
Queste analisi permettono di definire con precisione il livello di degrado e pianificare gli interventi di ripristino con il ciclo più adatto alla situazione specifica.
Sistemi di protezione anticarbonatazione
La prevenzione del fenomeno si basa sull’utilizzo di sistemi di protezione superficiale capaci di ridurre la diffusione della CO₂ verso l’interno del calcestruzzo, senza impedire la traspirabilità al vapore acqueo — requisito fondamentale per evitare problemi di condensa e distacco.
Tra le soluzioni più adottate rientrano rivestimenti elastomerici e cicli protettivi specifici per superfici cementizie, progettati per garantire un equilibrio ottimale tra barriera alla CO₂ e permeabilità al vapore. Questi sistemi rientrano nelle prestazioni previste dalla norma tecnica UNI EN 1504-2, che definisce i requisiti per i prodotti destinati alla protezione delle strutture in calcestruzzo.
Il ciclo anticarbonatazione: le fasi operative
Un ciclo tipico di protezione e ripristino si sviluppa in più fasi operative sequenziali, ciascuna delle quali deve essere completata e verificata prima di procedere con la successiva:
- Preparazione e pulizia del supporto: rimozione di sporco, residui e parti incoerenti per garantire l’adesione del ciclo protettivo.
- Rimozione delle parti degradate e ripristino volumetrico: eliminazione del calcestruzzo carbonatato o distaccato e ricostruzione della sezione con malte strutturali certificate.
- Trattamento delle armature corrose: applicazione di inibitori di corrosione o passivanti sulle armature esposte, dove necessario.
- Applicazione di primer consolidante: per aumentare la coesione superficiale del supporto e migliorare l’adesione degli strati successivi.
- Stesura del rivestimento protettivo anticarbonatazione: applicazione del sistema elastomerico o del ciclo protettivo specifico, con controllo degli spessori in corso d’opera.
- Finitura superficiale con funzione protettiva ed estetica.
L’obiettivo del sistema è creare una barriera continua che limiti la penetrazione degli agenti aggressivi e prolunghi la vita utile della struttura, ripristinandone le prestazioni originarie.
Ambiti di applicazione
I sistemi di protezione anticarbonatazione trovano impiego in tutte le strutture in cemento armato esposte a condizioni ambientali significative. Gli ambiti più frequenti includono:
- Ponti e viadotti: strutture ad alta esposizione atmosferica, soggette a cicli di bagnato-asciutto e a condizioni di corrosività elevata
- Gallerie e infrastrutture stradali: ambienti con elevata concentrazione di CO₂ e agenti chimici derivanti dal traffico veicolare
- Parcheggi multipiano: strutture particolarmente vulnerabili per la combinazione di esposizione atmosferica, infiltrazioni e agenti chimici (sali disgelanti, carburanti)
- Edifici industriali: strutture esposte ad ambienti aggressivi con alta concentrazione di CO₂ e sostanze chimiche
- Facciate in calcestruzzo a vista: dove la durabilità del materiale è anche un requisito estetico oltre che strutturale.
In questi contesti, la durabilità del materiale rappresenta un parametro progettuale essenziale, e la scelta del sistema di protezione più adatto deve essere valutata caso per caso da un applicatore specializzato.
Un approccio integrato alla durabilità
La gestione del degrado da carbonatazione non si limita alla sola protezione superficiale, ma rientra in un approccio più ampio di manutenzione programmata del calcestruzzo armato. Intervenire solo sulla superficie senza affrontare le cause e gli effetti del degrado già in atto significa posticipare il problema, non risolverlo.
Gli interventi più efficaci combinano:
- diagnosi preliminare dello stato di conservazione, per definire con precisione il livello di degrado e pianificare il ciclo più adatto
- ripristino delle sezioni ammalorate, con malte strutturali conformi alla norma EN 1504
- protezione delle armature, con inibitori e passivanti certificati
- applicazione di sistemi anticarbonatazione certificati UNI EN 1504-2, con controllo documentato degli spessori e delle prestazioni
Questo approccio consente di ripristinare le prestazioni originarie della struttura e rallentare significativamente i processi di degrado, riducendo i costi di manutenzione nel ciclo di vita dell’opera.
Perché affidarsi a un applicatore specializzato
La corretta gestione della carbonatazione richiede competenze tecniche che vanno ben oltre la semplice applicazione di un prodotto. La diagnosi preliminare, la scelta del sistema di protezione più adatto, la preparazione del supporto e il controllo degli spessori in corso d’opera sono tutti fattori che influenzano direttamente le prestazioni finali e la durabilità dell’intervento.
FES Global Group gestisce l’intero processo: dalla valutazione tecnica preliminare al ripristino delle sezioni degradate, dall’applicazione certificata dei sistemi anticarbonatazione alla documentazione finale conforme alla norma UNI EN 1504. Con oltre vent’anni di esperienza su ponti, viadotti, parcheggi multipiano e strutture industriali in Italia e all’estero, FES dispone delle competenze e delle certificazioni per affrontare qualsiasi livello di degrado — dai casi più semplici alle situazioni strutturalmente più complesse.

